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LA FEBBRE DEL SALUTISMO VEGAN

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Ma perché, sempre più persone, sostengono che cercare di convincere il prossimo a diventare vegan per motivi di salute sia un atteggiamento controproducente?

Sono forse impazziti? Più vegan ci sono e meglio è! Verrebbe da dire. E non importa il metodo, perché ciò che conta è il risultato.

No, la follia non c’entra!

E neppure l’arroganza di voler dettare il giusto percorso che ogni vegan dovrebbe intraprendere. No, queste persone non vogliono avere ragione a tutti i costi, non vogliono mettersi sul pulpito per dettare le regole. Il fatto è un altro.

 Il fatto è che l’argomentazione salutista è un’argomentazione fondamentalmente specista.

 Se siamo vegan significa che il nostro obbiettivo è la liberazione animale, Giusto?
Se siamo diventati vegan è perché desideriamo un mondo senza più allevamenti, senza più circhi, senza più vivisezione, senza più cani alla catena, senza più gabbie dove mettere animali, per qualsiasi motivo. Se siamo vegan è perché desideriamo un mondo senza più animali che vengono usati per le nostre esigenze, per i nostri bisogni, per il nostro divertimento.
Per ottenere questo risultato, l’unica possibilità concreta che abbiamo, è quella di cambiare la mentalità comune (che possiamo anche chiamare società, o coscienza collettiva). Questa trasformazione è un processo lungo e difficile, ma il passaggio che dovrebbe avvenire è anche molto chiaro.

 Dalla situazione odierna, in cui l’essere umano è considerato il centro dell’universo, dove l’essere umano è considerato superiore e detentore di potere assoluto su tutti gli altri animali, dovremmo passare ad una posizione di parità, una posizione in cui tutti gli altri animali vengano considerati esattamente come noi. Terrestri, popolazioni di terrestri, persone non umane da rispettare esattamente come chi è umano. Appare ovvio che, senza questo passaggio, ci sarà sempre qualcuno che userà, sfrutterà e ucciderà animali. Non è solo una questione di dieta, ma una questione legata alla superiorità e al diritto di dominare chi è considerato inferiore.

 Se noi diciamo che si dovrebbe smettere di mangiare carne e prodotti animali perché fa male alla salute, non stiamo favorendo questo passaggio, anzi, tutto il contrario.
Proviamo a rifletterci con attenzione.

 La salute di cui ci stiamo preoccupando è la nostra, la salute di noi umani che, appunto, restiamo al centro dell’universo, al centro delle nostre preoccupazioni. Restiamo superiori e, appunto, ci preoccupiamo della nostra salute dimenticando la dignità e l’importanza degli animali che smettiamo di mangiare. Quegli stessi animali non sono più animali sono cibo che fa male alla salute.

 Per essere più chiari, però, è importante proporre un piccolo esempio.
Un bambino prende a calci la compagna di banco e la maestra subito lo riprende dicendo di smetterla immediatamente. Il bambino, visto che si diverte un mondo, chiede il perché, perché mai dovrebbe smetterla? E la maestra, allora, gli risponde che prendendo a calci la compagna di banco si fa male ai piedi, gli verranno i lividi e, addirittura, potrebbe diventare zoppo.
Perché una risposta del genere farebbe accapponare la pelle?

 Ovvio, no? Si tratta di una risposta che non tiene minimamente conto che la compagna di banco è una bambina anche lei, che soffre, che ha una sua vita, una sua sensibilità, un suo modo di esprimersi e di stare al mondo. La compagna di banco viene letteralmente annullata, è come se non esistesse, diventa un oggetto. Per trasformare una persona in un oggetto basta non considerare più la sua sensibilità, il suo essere soggetto di una vita, la sua capacità di percepire e di emozionarsi. È facile, no? A questo punto, è come se quel bambino prendesse a calci un oggetto e la maestra gli dicesse di smetterla perché quell’oggetto è duro e gli farà male. Ma se l’oggetto fosse un cuscino non ci sarebbero problemi, si potrebbe continuare a prenderlo a calci! Se noi diciamo che occorre smettere di mangiare prodotti animali perché fa male alla salute, con quella stessa frase, senza accorgercene, diciamo anche che tutti quegli animali, imprigionati, mutilati, uccisi, sono degli oggetti, proprio come nel caso del bambino e della sua compagna di banco. E diciamo anche che, se si trattasse di animali che non fanno male alla nostra salute, potremmo continuare a mangiarli. Non importa se la nostra è solo una strategia per cercare, in qualche modo, di far diventare vegan qualcuno. Quando la maestra dice al bambino di smetterla perché potrebbe diventare zoppo, rende l’altra bambina un oggetto, la cancella, anche se la sua è solo una strategia per farlo smettere. Quando diciamo che mangiare animali fa venire il cancro, rendiamo gli animali degli oggetti, del cibo, li annulliamo in quanto esseri senzienti, in quanto soggetti di una vita. E questo è l’esatto contrario di quello che vorremmo ottenere. E questo rende sempre più difficile quel passaggio essenziale ed indispensabile per ottenere la liberazione animale. Rende sempre più difficile passare dalla nostra posizione di esseri superiori con il potere assoluto su tutti gli altri animali (i nostri oggetti, i nostri schiavi, il nostro cibo) ad una posizione di parità, ad un confronto tra popolazioni, tra terrestri.

 Ed è questo il motivo per cui molti stanno chiedendo che si smetta al più presto di usare il salutismo per convincere la gente a diventare vegan. Perché il salutismo sta ritardando la liberazione animale, sta rendendo ancora più difficile la strada per il suo raggiungimento.

Ma è necessaria anche un’altra riflessione che richiede una profonda onestà interiore.
Torniamo al bambino e alla sua sfortunata compagna di banco. L’affermazione della maestra suona demenziale, tremendamente demenziale. Nessuna persona sana di mente, in nessuna occasione accetterebbe un’affermazione del genere. Smettere di prendere a calci la compagna di banco perché ci si potrebbe far male al piede, perché si potrebbe diventare zoppi?! Dopo un’affermazione del genere, quella maestra sarebbe immediatamente allontanata e considerata indegna del suo mestiere.

 Eppure…Eppure, se al posto del bambino mettiamo le mucche, i conigli, le galline, i maiali, se diciamo che bisogna smettere di mangiarli perché fanno male alla salute, quella stessa affermazione, non suona così terribile. Tanto che molti vegan si sentono tranquilli nel proporla.     Ma perché?
Eppure, anche confrontando le due situazioni, gli animali, comunque, sono molto più svantaggiati. La bambina, in fondo, prenderà solo dei calci e poi si riprenderà (speriamo!). Gli animali, al contrario subiranno pene e strazio e, soprattutto, moriranno tutti, senza eccezione, e moriranno in giovanissima età. Eppure, se vogliamo essere onesti fino in fondo, non possiamo fare a meno di considerare che il caso del bambino ci appare più demenziale e inaccettabile rispetto a quello degli animali.

 Il motivo è molto semplice e si chiama specismo.
Lo specismo è quel fenomeno per cui siamo portati a considerare inferiori e degni di minor attenzione e rispetto individui appartenenti ad una specie diversa dalla nostra. Lo specismo ci porta a ritenere lecito e accettabile il fatto di usare questi individui per le nostre necessità, per i nostri interessi. Lo specismo non è semplicemente un aspetto negativo di alcune persone insensibili, o irresponsabili, come potremmo sostenere oggi per il razzismo, il sessismo, l’omofobia…Lo specismo, come ci stiamo accorgendo, è molto più subdolo. Lo specismo è parte integrante del nostro inconscio. Noi umani ci portiamo addosso secoli di specismo. Le nostre menti, i nostri sistemi economici, le nostre culture, i nostri riti sono fondati sullo specismo. Anche se, come individui, scegliamo di non accettarlo, dovremo, sempre e comunque, considerare che lo specismo è dentro di noi.

 A questo punto si può comprendere meglio quanto il concetto di liberazione animale sia estremamente complesso da attuare e come, soprattutto, poco abbia a che fare con un semplice cambiamento della dieta alimentare e come, ancor di più, sia proprio questo il vero obbiettivo da superare.

 Se ci identifichiamo troppo nel veganismo, se ci identifichiamo così tanto da ritenerlo l’unico obbiettivo da raggiungere, abbiamo già perso ogni opportunità. È come confondere il dito che indica la luna con la luna stessa. L’obbiettivo è la liberazione animale, il superamento dello specismo. L’obbiettivo non è migliorare la nostra salute e neppure quello di rendere vegan tutte le perone che incontriamo. Le persone diventeranno tutte vegan, le gabbie saranno tutte aperte e gli animali non saranno più resi schiavi solo e soltanto quando avremo superato lo specismo, solo e soltanto quando lo specismo sarà considerato come, oggi, la maggioranza di noi umani considera il razzismo.

Ma che cosa sta succedendo, oggi, nel mondo vegan?
Sempre più persone parlano di salutismo per dimostrare quanto sia importante diventare vegan. Altri parlano di antivivisezionismo scientifico, sostenendo, appunto, che occorre smettere di torturare animali per testare i farmaci, che occorre farlo perché questi test non danno buoni risultati. Si dice che queste argomentazioni abbiano una buona presa e, di conseguenza, vengono sempre più utilizzate.

 Qual’ è il risultato di questa nuova tendenza?
E’ come se, nell’esempio precedente, sempre più bambini avessero smesso di prendere a calci la compagna di banco per paura di farsi male, di diventare zoppi.

 Molti hanno smesso, certo, ma con il passare del tempo, molti altri hanno cominciato ad usare scarpe rinforzate, magari con la punta d’acciaio per non farsi male, per non diventare zoppi.
E per tornare a noi, la risposta specista al salutismo è già in atto: allevamenti biologici, galline allevate a terra, riduzione del consumo di carne e, anche se poi gli animali finiscono tutti al macello, la salute è assicurata comunque.
Oggi la parola vegan è sempre più associata ad una scelta legata al benessere, ad una delle tante opzioni disponibili, ad uno stile di vita.

 Oggi la parola vegan è sempre meno associata ad una lotta contro un’ingiustizia, ad un cambiamento radicale della nostra società fondata sul dominio e sullo specismo.
Nessuno dovrebbe avere qualcosa da ridire sugli stili di vita, perché ognuno vive come vuole.
Tutti e tutte dovremmo avere molto da ridire quando siamo di fronte ad un’ingiustizia, perché questo è l’unico modo per superarla, per liberarcene.

 In altre parole il concetto di vegan è stato rimodellato ad uso e consumo di quella stessa società che si intendeva cambiare.
Questo passaggio, questo rimodellamento, questo ribaltamento sta avvenendo proprio ora, proprio quando sempre più persone diventano vegan.

 E, ancor più drammaticamente, sta avvenendo per mano delle stesse persone che sono vegan.
Tutte le volte che si parla di salutismo (associandolo alle motivazioni che ci dovrebbero spingere a diventare vegan) ci allontaniamo di un passo dalla liberazione animale perchè sosteniamo e rinforziamo il concetto di specismo, sosteniamo e rinforziamo le motivazioni di base che determinano l’oppressione di tutti gli animali.

 

di Troglodita Tribe – troglovegan.wordpress.com

laverabestia.org

LA DIETA VEGANA E’ PER TUTTI

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Ecoblog ha posto a un panel di 8 esperti di alimentazione vegan tra cui medici e nutrizionisti tra soci fondatori e appartententi al Comitato Scientifico dell Associazione Vegani Italiani- Assovegan 12 domande sulla dieta vegana. Gli esperti si sono prestati in esclusiva per Ecoblog a dissipare dubbi e incertezze nel merito di una corretta alimentazione priva di prodotti di origine animale incluso il pesce.

 Le risposte sono molto complete e esaustive perché racchiudono diversi punti di vista e aprono interessanti spunti di discussione in merito a questa scelta alimentare che sembra apportare notevoli benefici a chi la adotta. Mangiare carne fa male alla salute e anche alla salute del Pianeta peggiorata a causa della recente siccità e lo hanno ribadito diversi studi scientifici. Noi italiani per motivazioni prettamente salutistiche e poco etiche rinunciamo alla carne sopratutto se rossa anche se molto resta da fare per ridurre consumi di latte, uova, burro e formaggi, ad esempio.
D.: Come si inizia la dieta vegan?

R.: Dipende dalla motivazione e dalla sensibilità personale: ci si può arrivare gradatamente o fare il “grande passo” anche dall’oggi al domani (Dott.ssa De Petris)

R.: Non c’è una risposta valida per tutti, dipende da quale punto si parte e che conoscenze e dimestichezza si ha con i cibi. La cosa importante è conoscere gli alimenti di base dell’alimentazione vegan corretta, che sono: cereali integrali, legumi, semi oleosi, frutta e verdura e non ragionare in modo “negativo”, cioè togliendo dall’alimentazione convenzionale i cibi di origine animale. In questo modo infatti molti cadono nell’errore di consumare un eccesso di pane e pasta (Dott.ssa Bartocci)

R.: E aggiunge il Dott. Merciadri:
Personalmente sono dell’idea di iniziare con almeno 15 giorni di dieta ovo-latto-vegetariana prima di passare al vegan totale.
La dieta vegan cambia la flora batterica intestinale, quindi occorrono alcuni giorni per raggiungere il giusto equilibrio batterico del nostro intestino

D.: La dieta vegan serve a dimagrire?

R.: La letteratura scientifica rileva che vegetariani e vegani sono mediamente “più magri” di chi conduce uno stile alimentare onnivoro; soprattutto chi passa da un regime onnivoro direttamente ad uno vegano registra facilmente un naturale calo del peso come grasso (Dott.ssa Bartocci)

R.: Ma non è detto infatti, come ci spiega la Dott.ssa De Petris:
Non necessariamente. Per dimagrire serve un regime alimentare ipocalorico: la “dieta vegan” non è detto che lo sia, dipende dalla necessità del singolo. A seconda dell’esigenza (e quindi dell’apporto calorico), la “dieta vegan” può essere dimagrante, ingrassante o far mantenere il peso corporeo

R.: Diciamo che, il motivo precipuo non dovrebbe esser quello del dimagrimento, ma togliendo tutti i cibi di origine animale, ricchi di grassi saturi, colesterolo (per non parlare di farmaci, ormoni e quant’altro) si ha quasi sempre un miglioramento generale dello stato di salute con disintossicazione, depurazione e accelerazione del metabolismo, che tradotto significa che può anche portare a dimagrire. Dipende ovviamente anche dal piano alimentare che si segue (Dott.ssa Foti).

D.: Quali sono le prime immediate conseguenze del regime alimentare vegan? Si soffre di mal di testa? di stanchezza?

R.: Anche questo è soggettivo, ma normalmente no, anzi: un’alimentazione vegan corretta dà energia e benessere. Eventuali malesseri possono essere dovuti all’espulsione di tossine (Dott.ssa Bartocci)

R.: Portando a una rapida depurazione e detossificazione generale, questa alimentazione conduce inevitabilmente in molti soggetti a un paradossale aumento di problematiche come dermatiti, diarrea, acne, mal di testa. “Paradossalmente” perchè questo significa che il processo di disintossicazione sta avvenendo a tutti gli effetti. Bisogna sapere che le tossine vengono stipate e accumulate nel tessuto connettivo e negli organi e quando il processo di depurazione ha inizio comporta lo smantellamento di tali accumuli che vengono riversati nel torrente ematico/linfatico e ciò può comportare un po’ di sintomi sovracitati, ma significa che stiamo facendo davvero pulizia delle scorie numerose che avevamo depositate nel corpo. Quindi se si presentano questi effetti passeggeri collaterali…ben vengano! siamo sulla strada giusta! (Dott.ssa Foti)

R.: Ci possiamo sentire un po’ stanchi per alcuni giorni, poi insorge un senso di vitalità e di gioia interiore che mai pensavamo di provare nella nostra vita. (Dott. Vasco Merciadri)

D.: Tutti possono diventare vegan o ci sono controindicazioni rispetto allo stato di salute di partenza?

R.: No, se ben condotta non ci sono controindicazioni (Dott. Merciadri)

R.: L’alimentazione vegan è adatta a tutte le fasce di età e alle condizioni fisiologiche, come gravidanza e allattamento (Dott.ssa Bartocci).

R.: Non c’è una patologia che non si giovi di una scelta alimentare di questo tipo. l’alimentazione dovrà comunque essere ben bilanciata, equilibrata e varia. (Dott.ssa De Petris)

D.: Se si sente nostalgia di alimenti di origine animale come ci si deve comportare? Si può trasgredire?

R.: All’inizio si può sentire nostalgia di alcuni alimenti, magari perché ci siamo nutriti di questi cibi in particolari situazioni sociali o familiari felici. E’ bene comunque trasgredire il meno possibile per mantenere integra e sana la flora batterica intestinale (Dott. Merciadri)

R.: Se una persona si avvicina al mondo vegan per motivi prettamente etici, se trasgredisce, è alla sua coscienza che deve porre questa domanda. Se lo fa per motivi salutistici, personalmente, ritengo che se succede di trasgredire sia comunque meglio evitare il più possibile carne e latticini, che sono un vero veleno per il nostro organismo (Dott.ssa Foti).

R.: Ognuno è responsabile delle proprie scelte (anche quelle alimentari). Chi passa a vegan raramente torna indietro. Mangiare carne, pesce e derivati fa sentire meno energici, più affaticati, meno lucidi e predispone a svariati tipi di malattie cronico-degenerative. Chi comprende e sperimenta i vantaggi di una dieta vegan non torna più ad intossicarsi con i cibi animali (Dott.ssa De Petris).

D.: Con la dieta vegan non si rischia di eccedere in carboidrati e zuccheri semplici per compensare la fame?

R.: Se la dieta è ben costruita, bilanciata, varia e saziante non si hanno attacchi di fame (Dott.ssa De Petris)

R.: Una dieta vegan bilanciata e integrale non eccede in alimenti contenenti eccesso di carboidrati (Dott. Merciadri).

R.: Inizialmente a chi si avvicina a tale filosofia alimentare e di vita, può succedere di eccedere nel consumo di carboidrati e zuccheri semplici come meccanismo compensatorio della mancanza di latticini e carne a cui purtroppo la gente è assuefatta. Bisogna farsi spiegare da un buon nutrizionsita come e cosa mangiare per non incappare in scelte sbagliate che poi possano portare a carenze o problemi, che a loro volta inficierebbero il valore di questo modo di alimentarsi perfettamente confacente alle nostre esigenze biologiche.
 (Dott.ssa Foti)

R.:Bisogna ragionare nel senso di cambiare, non di eliminare. Se si consumano pane, pasta e altri prodotti a base di cereali integrali, frutta fresca e disidratata, noci, mandorle, nocciole e altri semi oleosi e ovviamente abbondanza di frutta e verdura il rischio non c’è. Gli zuccheri semplici andrebbero evitati in qualsiasi regime alimentare, non solo quello vegano.(Dott.ssa Roberta Bartocci)

D.: Con la dieta vegan si subisce una carenza di vitamine?

R.: No, non ci sono carenze vitaminiche, purché ricca di frutta e verdura cruda (Dott. Merciadri)

R.: Se la dieta è varia ed equilibrata non vi sono carenze ne’ di vitamine, ne’ di minerali.
Un discorso a parte va fatto solo per la vitamina B12 (presente esclusivamente nei cibi animali). Come anche per gli onnivori è utile eseguire il dosaggio ematico di vitamina B12, acido folico ed omocisteina (Dott.ssa De Petris).

D.: Senza mangiare carne e derivati animali si avrà una carenza di vitamina B12 e si dovranno prendere integratori alimentari?

R.: Una dieta vegan ben equilibrata, con almeno una o due volte per settimana alimenti fermentati, tipo tofu o tempeh, o zuccheri complessi come il malto di riso, orzo o mais è naturalmente ricca di Vitamina B12 (Dott. Merciadri)

R.: In certi casi questo è possibile, specialmente per via della qualità media bassa dei cibi cui abbiamo accesso oggi o per la necessità di dover lavare frutta e verdura. Un’integrazione di vitamina B12, che peraltro può essere consigliabile anche alla popolazione onnivora sopra i 50 anni, è una soluzione pratica e innocua (Dott.ssa Bartocci).

R.: L’integratore è utile e consigliato in caso di carenza documentata con gli esami ematici e/o per prevenirne l’insorgenza (Dott.ssa De Petris).

R.: Anzitutto non è detto che per forza si vada in carenza di B12 (il caso di chi scrive) e comunque se una persona ne ha bisogno può consumare anche alimenti fortificati, non solo integratori. Inoltre non è detto che chi segue una dieta onnivora non possa subire carenza di B12. Infatti lo stesso mangime che viene somministrato negli allevamenti è arricchito artificialmente con tutte le vitamine, compresa la B12, perché questi animali non hanno la possibilità di sintetizzarla visto l’ambiente asettico in cui sono costretti a vivere. Se anche la carne diviene quindi un cibo fortificato che senso ha preoccuparsi delle integrazioni in una dieta vegan? (Giacomo Crocchini, agricoltore).

D.: Con la dieta vegan si abbassano i livelli di ferro e ferritina?

R.: Una dieta vegan ben organizzata non determina anemia, ne’ calo di ferro o di ferritina. anzi, molto spesso è possibile (ed auspicabile) correggere carenze alimentari proprio passando ad un regime vegan (Dott.ssa De Petris)

R.: Se si mangiano verdure a foglia verde scuro, alghe nori e dulse, legumi (soprattutto lenticchie), arricchite di una bella spruzzata di limone (vit C), non si dovrebbe avere nessun problema di carenza di ferro (Dott.ssa Foti).

D.: La dieta vegan è molto costosa?

R.: Questa è una domanda che mi sono sentita rivolgere molte volte. Tante persone credono che l’alimentazione vegan sia un’alimentazione d’elite, costosa, che non tutti si possono permettere. Al riguardo dobbiamo fare, secondo me, due ragionamenti. Da un lato dobbiamo guardare alla qualità di ciò che acquistiamo: un prodotto biologico, di ottima qualità, costerà sicuramente di più rispetto allo stesso prodotto acquistato in un discount. Ma ci siamo mai domandati perché esiste questa differenza di prezzo? Credo che sia preferibile ridurre il consumo di un certo prodotto a vantaggio di una maggiore qualità. E qui mi collego al secondo ragionamento: un’alimentazione Vegan seguita in maniera corretta e ben bilanciata è talmente varia che non necessariamente devo acquistare certi tipi di prodotti. Ad esempio, il seitan posso mangiarlo una volta alla settimana, così come il tofu. La natura ci ha fornito tutto quello che ci serve: cereali integrali di ogni tipo, legumi di tante varietà, frutta e verdura, semi, frutta secca! Di certo un kilo di riso, di farro o di piselli, costa meno di un kilo di carne! (Laura Meccheri)

R.: In effetti più di una volta ho sentito affermare che la scelta etica Vegan comporta una maggiore spesa alimentare, quando è vero esattamente il contrario, sia cucinando a casa, che mangiando fuori casa in ristoranti tradizionali, dove i piatti naturalmente privi di ingredienti animali sono sempre più economici rispetto a quelli a base di carne, pesce o formaggi. In sostanza mangiare vegan fa bene al corpo e riduce le spese in modo concreto. (Sauro Martella).

R.: Acquistare prodotti per la dieta vegan, anche Bio, può risultare strano, ma sicuramente vi farà risparmiare quando la vostra spesa sarà una spesa consapevole. Consapevole significa prediligere prodotti stagionali, (costano meno delle primizie e fanno tanto bene!), significa acquistare senza sprechi, (ovvero non fare scorte inutili di prodotti che si rischia di trovare andati a male o scaduti). Significa nutrirsi in modo sano e naturale con grande giovamento per la nostra salute (e la salute significa risparmio).Fare la spesa vegan è un gran risparmio. E’ sostenibile per le tasche, per il pianeta e per la salute (Renata Balducci).

D.: Gli alimenti principali della dieta vegan si acquistano in erboristeria o farmacia?

R.: Altro mito da sfatare: un Vegano può fare la sua spesa tranquillamente al supermercato. A partire dal reparto frutta e verdure, passando da quello della pasta, del riso e dei cereali, arrivando fino al reparto legumi secchi o in scatola… Bè, la scelta è davvero ampia! Adesso inoltre possiamo trovare certi alimenti che prima trovavamo soltanto nei negozi di alimenti biologici, anche al supermercato. Ad esempio si sta diffondendo il mercato del seitan e del tofu, perché la domanda si sta facendo sempre più alta. Nel banco frigo troviamo lo yogurt di soia; nel reparto latte ci sono latte di riso, di soia e di avena; nella zona surgelati troviamo gelati vegetali. Insomma, fare la spesa per un Vegan non è così difficile! Anzi! (Laura Meccheri)

R.: Non considero l’erboristeria o la farmacia luoghi dove fare la spesa alimentare… La scelta etica vegan ci porta a vivere in modo assolutamente normale, mangiando in modo altrettanto normale e semplice. (Sauro Martella)

R.: Vediamola così: i vegan sono persone normalissime che vivono in questa società e questa società sta finalmente prendendo atto che i vegan esistono!Quindi la spesa si può fare agevolmente ovunque.Occorre prestare però ancora attenzione ai prodotti confezionati, a meno che vi sia una garanzia sulla confezione che certifichi il prodotto vegan. Degli altri, è meglio leggere ingredienti ed evitare l’acquisto se la loro descrizione suscita minimi dubbi.(Renata Balducci)

D.: La dieta vegan non è varia e si mangiano sempre le stesse cose?

R.: Sulla tavola di un Vegano non c’è mai la stessa cosa per due giorni di seguito! Gli alimenti a disposizione sono talmente tanti che c’è l’imbarazzo della scelta. Inoltre si imparano a cucinare alimenti che non conoscevamo nemmeno (ad esempio il miglio) e si riscoprono sapori dimenticati (ad esempio le cicerchie, legume tipico dell’Umbria). La scelta etica Vegan porta, in campo alimentare, a conoscere nuovi modi di cucinare, a leggere, informarsi. La fantasia è stimolata e la tavola è sempre un bell’insieme di colori, odori e sapori. Certo, l’alimentazione deve essere consapevole, ma questo vale per tutti, non solo per un Vegan. Ognuno di noi dovrebbe sapere cosa sta mangiando e cosa può fargli bene o male a seconda del periodo della vita e dello stato di salute fisica e mentale. (Laura Meccheri)

R.: Una cosa che sicuramente è cambiata radicalmente nella mia vita da quando sono diventato vegano, è certamente la varietà di cose da mangiare… Ho detto addio ai soliti piatti tutti tristemente uguali tipici degli onnivori per aprire le porte della mia cucina alla fantasia, al colore ed alla freschezza degli alimenti, sempre con piatti diversi. (Sauro Martella)

R.: Proviamo solo un attimo ad immaginare di voler sperimentare in cucina tutto quello che Madre Natura ci offre nell’arco dell’anno (un anno ha 4 stagioni!): un anno probabilmente non sarebbe neppure sufficiente!! Diventare Vegan significa entrare in sintonia con il pianeta e con i doni che naturalmente esso ci offre. Beh proprio in virtù di ciò, chi è vegan modifica il suo approccio con il cibo: mangiare non serve più solo a nutrirsi, diventa un altro modo ancora per essere in armonia con l’universo. Per questo motivo chi sceglie una dieta vegan riscopre l’amore per la cucina e tante nuove emozioni per il palato…Go Vegan! (Renata Balducci).

Hanno risposto alle domande: Renata Balducci, Presidente di Associazione Vegani Italiani, divulgatrice vegan e autrice di libri di ricette; Sauro Martella, Vice-Presidente di Associazione Vegani Italiani, esperto in comunicazione e fondatore del Network Promiseland.it; Laura Meccheri, socia fondatrice di Associazione Vegani Italiani, Dott.ssa in Programmazione e Politica dei Servizi Sociali, responsabile del progetto etico VeganLAB ed educatrice per l’infanzia; Dott. Vasco Merciadri, medico chirurgo, specializzato in Igiene e Medicina Preventiva, Coordinatore del Comitato Scientifico Associazione Vegani Italiani;Dott.ssa Michela De Petris, medico chirurgo, specializzata in Scienze dell’Alimentazione, membro del Comitato Scientifico Associazione Vegani Italiani; Dott.ssa Roberta Bartocci, biologo nutrizionista e Vegcoach, membro del Comitato Scientifico Associazione Vegani Italiani; Dott.ssa Alice Foti, consulente nutrizionale e lifecoach, membro del Comitato Scientifico Associazione Vegani Italiani e Giacomo Crocchini, agricoltore e membro del Comitato Scientifico Associazione Vegani Italiani.