L’ALBERO DI ANTONIA

albero-di-antonia  STUPENDO FILM..UN INNO ALLA SORELLANZA…

L ’albero di Antonia finisce con una frase che sembra racchiudere l’intero senso del film: E nell’attimo in cui tutto finisce, niente finisce…Questo film, che ci parla della vita, della morte e del succedersi incessante delle stagioni, si ferma qui per quasi ricominciare, con quei puntini di sospensione.
Antonia che ci racconta la sua lunga e intensa vita, piena di emozioni e di eventi felici o dolorosi, è vista con gli occhi – e le parole, la voce fuori campo – della sua bisnipote, una bambina di circa 7 o 8 anni.
È Sara che, con una sapienza accumulata in quattro generazioni di donne, guarderà la bisnonna nel momento estremo, per non perdersi il miracolo di quando “l’anima se ne andrà con un ultimo soffio dal corpo potente di Antonia”; quasi come se quell’anima le venisse lasciata in eredità e attraverso questo passaggio generazionale ed affettivo non andasse perduta.
È un po’ questo il senso più profondo del film, questa vita che non muore ma si trapassa e rimane, come le stagioni, a confermare il carattere profondamente ciclico dell’esistenza.
Intorno a questo c’è una storia matriarcale: Antonia ritorna al suo paese d’infanzia dopo venti anni, con una figlia già grande e senza un uomo al suo fianco. Accorre al capezzale di una strana madre, che in eredità le lascia il gusto dissacratorio dei costumi e delle convenzioni, e una notevole caparbietà e determinazione.
Rifarsi una vita non sarà facile, in un paese dove tutti si conoscono e puntano il dito sui vizi degli altri, ma Antonia senza perdersi mai d’animo, seguirà la sua via, con il suo senso profondo di verità e con la testa sempre ben alta.
E la scommessa è proprio questo: che una donna sola ce la faccia ad affermare il suo desiderio e la sua voglia di vivere seguendo le proprie leggi, e creando intorno a sé una comunità di “discepoli”, che credano negli stessi valori di pace e amore, disposta a condividere con lei le gioie e i dolori della vita quotidiana di una fattoria.
Una favola dolce-amara fatta di personaggi caratteristici che incarnano in sé certe tipologie umane rintracciabili in ogni villaggio rurale (il prete, lo scemo del villaggio, il bruto, il filosofo, lo straniero…), una favola di riscatto per tutti coloro che emarginati dalla comunità cercano un proprio luogo dove vivere senza danno i propri valori.
Nella fattoria di Antonia c’è spazio per tutti, perché si vive all’insegna del rispetto delle differenze altrui e dell’amore e comprensione per il prossimo.
Di generazione in generazione, queste donne portano avanti la loro vita senza perdersi di vista, in profondo rapporto con la natura.
Un messaggio di speranza per una società che non guarda più al di fuori di sé, che ignora il nome del proprio vicino e che si avvicina alla morte piena di terrore, perché non è più capace di avere fede nei cicli naturali della vita.