Archivi categoria: FILM PER L’ANIMA

GRAND HOTEL MARIGOLD

 

hotelIl Marigold Hotel dovrebbe essere la proposta indiana per i più eleganti pensionati del Regno Unito – un luogo dove trascorrere gli anni d’oro in una struttura lussuosa – fino a quando sette ospiti animati da un grande desiderio di cambiamento si trovano all’entrata di questo resort non ancora ultimato. Ad arrivare nell’assolata Jaipur, con la sola speranza di ricominciare una nuova vita accompagnati dal loro bagaglio personale, sono: Evelyn, una vedova sul lastrico, Graham il disincantato Giudice dell’Alta Corte, Douglas e Jean una coppia litigiosa, Norman e Madge in eterna ricerca d’amore, e Muriel che intende sottoporsi ad un intervento all’anca e lasciare subito dopo l’India. Tutti si trovano in balìa delle stravaganze del giovane ed ingenuo Sonny Kapoor, proprietario dell’hotel ereditato da suo padre, elegante, ma decadente nella speranza di trasformarlo in un hotel di lusso. Sino a quel momento c’è stato solo caos, ma se a Sonny mancano le risorse, di certo non manca l’entusiasmo. I nuovi ospiti rimangono sbalorditi nello scoprire che i lavori di ristrutturazione dell’edificio sono in fase di stallo e che servizi come l’acqua, l’elettricità e il telefono sono a dir poco difettosi. Sono tutti allo stesso modo disorientati da un’India ricca di contrasti, allo stesso tempo inebriante e spaventosa, tradizionale e moderna, meravigliosa ma strana. All’inizio l’etereogeneo gruppo sembra incerto riguardo al futuro, ma quando inizieranno a fare nuovi incontri scoprendo cose inaspettate, decideranno di lasciarsi il passato alle spalle.

IL TREDICESIMO PIANO

index1A Los Angeles, oggi, al tredicesimo piano di un grattacielo dove ha sede la loro società, l’anziano Hannon Fuller e il suo assistente Douglas hanno progettato una nuova frontiera della realtà virtuale: lavorando sui microchip dei computer, hanno ricostruito una porta attraverso la quale si accede alla Los Angeles del 1937. I due cominciano così a vivere una vita divisa tra passato e presente. All’improvviso Fuller viene ritrovato ucciso, e tutti gli indizi sembrano convergere su Douglas. Ma la situazione è complicata dal fatto che non si capisce in quale delle due ‘realtà’ sia avvenuto l’omicidio. Il sistema virtuale allora comincia a sgretolarsi. Jane, la figlia di Fuller, vuole saperne di più e scopre che è stato Douglas, ma quello ‘non reale’, ad uccidere il padre. Ma anche Jane ha una doppia personalità: si chiama Natascha Molinaro, e suo marito è l’utente del computer che ha dato a Douglas l’imput di uccidere Fuller. E’ ora il 21 giugno 2024. Jane porta Douglas sul terrazzo di casa. Lui chiede: “Dove mi trovo?” Lei saluta il padre sulla spiaggia e gli risponde: “Quante cose ti devo raccontare”.

QUASI AMICI

 

quasi-amici-locandinaQuasi amici, ispirato ad una storia vera, racconta l’incontro tra due mondi apparentemente lontani. Dopo un incidente di parapendio che lo ha reso paraplegico, il ricco aristocratico Philippe assume Driss, ragazzo di periferia appena uscito dalla prigione, come badante personale. Per dirla senza troppi giri di parole, la persona meno adatta per questo incarico. L’improbabile connubio genera altrettanto improbabili incontri tra Vivaldi e gli Earth, Wind and Fire, dizione perfetta e slang di strada, completi eleganti e tute da ginnastica. Due universi opposti entrano in rotta di collisione ma per quanto strano possa sembrare prima dello scontro finale troveranno un punto d’incontro che sfocerà in un’amicizia folle, comica, profonda quanto inaspettata.

CONVERSAZIONI CON DIO

indexLa storia (vera) di Neale Donald Walsch, che in seguito a un incidente perse il lavoro, scivolando nell’indigenza e finendo per diventare un homeless. E che poi, nel tentativo di risollevarsi dal baratro in cui era caduto ha finito per diventare una sorta di “messaggero spirituale”, autore di un bestseller venduto in tutto il mondo…

THE SHIFT il cambiamento

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Il dottor Wayne Dyer, figura di spicco tra gli psicologi negli Stati Uniti e all’estero, mette a nudo se stesso e illustra i capisaldi del suo pensiero ricco di spiritualità scegliendo la forma del film-documentario: una piccola troupe lo raggiunge in un incantevole resort della costa californiana per girare un documentario su di lui.

Nella finzione cinematografica, le ansie e i dubbi del regista, dei suoi assistenti e di altri ospiti della struttura (una madre di famiglia in cerca del suo vero io, un ricco imprenditore scontento e frustrato) si intrecciano dando vita a una trama avvincente, profondamente poetica, eppure assolutamente realistica.

Il dottor Dyer esplora il viaggio spirituale che ci conduce dall’ambizione al senso pieno della vita.

La svolta interiore che ci libera dai costrutti egoistici che ci sono stati inculcati in tenera età dalla famiglia e dalla società è la prova che il nostro vero io non ha bisogno di queste finzioni, ma aspira per sua natura a una dimensione superiore, dove può finalmente ritrovare la pace e il senso che gli spettano.

In questo coinvolgente film, il Dr Wayne W. Dyer descrive il viaggio di evoluzione spirituale dall’ambizione al senso: l’ego e le sue pretese materialistiche, che siamo stati abituati ad assecondare influenzati dalla famiglia e dalla società, viene messo a confronto con una vita basata sul senso e focalizzata sul dare.

Attraverso la parabola esistenziale dei tre personaggi del film, il Dr Wayne W. Dyer insegna al pubblico come creare una vita ricca di senso, con uno scopo elevato che li faccia sentire parte del Tutto, e non frammenti isolati di una divinità remota.

INTO THE WILD

imagesnto the wild è la libera trasposizione del libro di Jon Krakauer “Nelle terre estreme” diventato un classico della sottocultura urbana. Dalla lettura del libro, Sean Penn ha dovuto aspettare ben dieci anni prima di ottenere i diritti. Questa incredibile pazienza testimonia una testarda sensibilità che è unica nel panorama cinematografico di oggi.
Sono due gli elementi che hanno guidato Penn nel doppio binario della regia e della sceneggiatura. Il tema della fuga ma soprattutto quello dell’inseguimento di un qualcosa che faciliti la conoscenza di sé.
Pura celebrazione della libertà e della ricerca della libertà, la pellicola racconta la vera storia di Christopher McCandless, un giovane benestante che rinuncia a tutte le sue sicurezze materiali per immergersi all’interno della natura selvaggia. Il forte trasformismo di Emile Hirsh facilita per lo spettatore un’istantanea immedesimazione in una figura tormentata che non viene dipinta né come giovane avventuriero né come idealista ingenuo.

La maestria con cui Penn miscela tematiche così diverse e complesse è unica. Il fascino della selvatichezza dell’ambiente, le difficoltà dei legami di sangue, l’individualismo contro il bisogno di amore e le contraddizioni dell’idealismo nelle sue spinte critiche ma anche arroganti.
Il film ha una valenza politica nonostante questo non sia l’intento di base. Alle volte, si trasforma in un vero e proprio atto di fede il cui credo fugge da tutto ciò che è religioso in senso stretto per trovare sfogo in una dimensione che è solo e unicamente personale. Tutti le persone che Chris incontrerà lungo il suo peregrinare oltre a colmare un vuoto familiare, fonte di profonde sofferenze, amplificano l’idea di un percorso a stadi funzionale a liberarsi da qualsiasi dipendenza da ogni tipo di comfort e privilegio. L’acquisizione della saggezza avviene quasi per osmosi attaverso la spontaneità e la profondità degli incontri fatti.
Ancora più maturo e disinvolto nel lavoro registico, Penn gioca di forti contrasti nell’alternare gli ampi spazi dei diversi paesaggi mostrati al costante senso di vuoto del ragazzo che risulta essere una pura estensione dell’enormità della natura.

CRASH contatto fisico

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Una casalinga di Brentwood e il marito procuratore. Un iraniano proprietario di un 24hours shop. Due detective della polizia, amanti occasionali. Il direttore nero di un canale televisivo e la moglie. Un fabbro latinoamericano. Due ladri di automobili. Una recluta della polizia. Una coppia coreana di mezza età Vivono tutti a Los Angeles. E nelle prossime 36 ore per loro sarà inevitabile scontrarsi… Eccezionale il cast: è davvero difficile decidere quale dei numerosi attori di talento emerga rispetto agli altri. Triste, pessimista, a volte persino senza speranza, Crash mostra in maniera evidente il grande paradosso del mondo contemporaneo: abbiamo tantissimi strumenti per comunicare, ma non ne utilizziamo nessuno e, soli, sprofondiamo nell’abisso. Un film a volte brutale, ma allo stesso tempo pudico ed etico, da vedere, pensare e ripensare.  

WALL – E

 

indexCosa accadrebbe se il genere umano dovesse abbandonare la Terra e qualcuno dimenticasse di spegnere l’ultimo robot? L’autore-regista premio Oscar Andrew Stanton (Alla ricerca di Nemo) e i fantasiosi narratori e geni della tecnica dei Pixar Animation Studios (Gli incredibili, Cars, Ratatouille) trasporteranno il pubblico in una galassia non molto lontana, per una nuova commedia cosmica di animazione digitale che narra la storia di un determinato robot di nome WALL•E. Dopo aver trascorso centinaia di anni solitari facendo ciò per cui era stato costruito – ripulire il pianeta – WALL•E (che sta per Waste Allocation Load Lifter Earth-Class – Sollevatore terrestre di carichi di rifiuti) trova un nuovo scopo nella sua vita (oltre a collezionare cianfrusaglie) quando incontra un affusolato robot ricognitore di nome EVE. WALL•E ed EVE viaggiano attraverso la galassia, dando vita ad una delle avventure comiche, fantasiose ed emozionanti.

L’ALBERO DI ANTONIA

albero-di-antonia  STUPENDO FILM..UN INNO ALLA SORELLANZA…

L ’albero di Antonia finisce con una frase che sembra racchiudere l’intero senso del film: E nell’attimo in cui tutto finisce, niente finisce…Questo film, che ci parla della vita, della morte e del succedersi incessante delle stagioni, si ferma qui per quasi ricominciare, con quei puntini di sospensione.
Antonia che ci racconta la sua lunga e intensa vita, piena di emozioni e di eventi felici o dolorosi, è vista con gli occhi – e le parole, la voce fuori campo – della sua bisnipote, una bambina di circa 7 o 8 anni.
È Sara che, con una sapienza accumulata in quattro generazioni di donne, guarderà la bisnonna nel momento estremo, per non perdersi il miracolo di quando “l’anima se ne andrà con un ultimo soffio dal corpo potente di Antonia”; quasi come se quell’anima le venisse lasciata in eredità e attraverso questo passaggio generazionale ed affettivo non andasse perduta.
È un po’ questo il senso più profondo del film, questa vita che non muore ma si trapassa e rimane, come le stagioni, a confermare il carattere profondamente ciclico dell’esistenza.
Intorno a questo c’è una storia matriarcale: Antonia ritorna al suo paese d’infanzia dopo venti anni, con una figlia già grande e senza un uomo al suo fianco. Accorre al capezzale di una strana madre, che in eredità le lascia il gusto dissacratorio dei costumi e delle convenzioni, e una notevole caparbietà e determinazione.
Rifarsi una vita non sarà facile, in un paese dove tutti si conoscono e puntano il dito sui vizi degli altri, ma Antonia senza perdersi mai d’animo, seguirà la sua via, con il suo senso profondo di verità e con la testa sempre ben alta.
E la scommessa è proprio questo: che una donna sola ce la faccia ad affermare il suo desiderio e la sua voglia di vivere seguendo le proprie leggi, e creando intorno a sé una comunità di “discepoli”, che credano negli stessi valori di pace e amore, disposta a condividere con lei le gioie e i dolori della vita quotidiana di una fattoria.
Una favola dolce-amara fatta di personaggi caratteristici che incarnano in sé certe tipologie umane rintracciabili in ogni villaggio rurale (il prete, lo scemo del villaggio, il bruto, il filosofo, lo straniero…), una favola di riscatto per tutti coloro che emarginati dalla comunità cercano un proprio luogo dove vivere senza danno i propri valori.
Nella fattoria di Antonia c’è spazio per tutti, perché si vive all’insegna del rispetto delle differenze altrui e dell’amore e comprensione per il prossimo.
Di generazione in generazione, queste donne portano avanti la loro vita senza perdersi di vista, in profondo rapporto con la natura.
Un messaggio di speranza per una società che non guarda più al di fuori di sé, che ignora il nome del proprio vicino e che si avvicina alla morte piena di terrore, perché non è più capace di avere fede nei cicli naturali della vita.

INTRUDERS

intrFILM DAVVERO CORAGGIOSO…
Prendendo spunto e basandosi sulle ricerche di Budd Hopkins che per anni attraverso l’ipnosi regressiva praticata sui presunti addotti è riuscito a disegnare un quadro parziale su tutta la vicenda delle “Abduction” e quello che ci gira attorno, Dan Curtis dirige un film che ricostruisce queste scoperte e lo fa in maniera pulita e non di parte. In Tv ricordo che passò alla RAI una decina di anni fa come finale di una trasmissione dedicata agli UFO ma ricordo che durò almeno un’ora di meno facendo disperdere i veri contenuti che furono distorti, da quel giorno non mi pare di averlo più rivisto in giro, nemmeno nei negozi specializzati. Erano teorie sensazionali perchè le persone che raccontavano le loro esperienze sembravano altamente credibili, raccontando nei dettagli scene terrificanti praticamente tutte uguali senza che queste si fossero mai conosciute prima.

Inoltre il ritrovamento di apparecchiature di retroingegneria sottoforma di corpuscoli di pochi millimetri impiantati sotto la pelle degli addotti senza apparenti ferite nè infiammazioni ha alzato maggiormente il valore di veridicità delle storie facendo seriamente credere che si trattava di un fenomeno quantomeno importante e studiabile. In effetti Il lavoro continuò negli anni e in italia c’è un certo Corrado Malanga che dagli studi effettuati sui suoi pazienti ha rivoluzionato un pò la tecnica dell’ipnosi regressiva tirando fuori storie davvero agghiaccianti quanto incredibili ( ammesso che siano vere ) ma sotto tutti i punti di vista da tenere presente perchè il fenomeno esiste e va studiato e capito.